domenica, settembre 27, 2009

   Ci sono persone che stanno su grazie a un po’ d’orgoglio. Poi ci sono anche persone che stanno su grazie a dosi massicce di orgoglio. Si  è svegliata con una sensazione di gelo dentro e nemmeno un caffè caldo ha potuto riscaldarla. Accende il computer e si accorge che la tastiera è veramente sporca. Pensa con un brivido a quel suo conoscente, esperto di computer, che aveva parlato con disgusto delle persone che tengono la tastiera sporca, perché alla tastiera ci mangiano, si pettinano e alcuni persino si lavano i denti davanti a un blog…

   Sta lavorando alla formazione dei gruppi. Ha già inviato decine e decine di sms, qualcuno ha risposto, prova a buttare giù un abbozzo. Decisamente un’attività monotona. Apre la connessione ed entra su facebook. Niente di nuovo, le solite segnalazioni intelligenti per persone deficienti, i soliti quiz deficienti per persone intelligenti. Cerca nuovi amici……..chi? C’è solo una persona che lei ha voglia di contattare, ma chissà lui adesso cosa fa? E’ un suo ex: ex compagno di classe, ex innamorato, ex moroso; l’ultima volta che ha sentito parlare di lui stava ancora a Londra, lavorava grazie alla sua passione per la musica, ma di preciso non sapeva cosa facesse. All’ultima cena che era stata organizzata con i compagni del liceo scientifico, lui mancava. Tutti, proprio tutti le avevano parlato di lui, forse facendo un collegamento, in realtà molto inconsistente, con il fatto che lei fosse appena uscita da una separazione e che lui fosse ancora ‘libero’.

   Magari non riuscirà a trovarlo, potrebbe avere usato un nickname qualsiasi: qualcuno dei compagni ha detto di essere in contatto con lui, ma lei non aveva avuto il coraggio di chiedere…Magari non riuscisse a trovarlo, forse sarebbe meglio. Sa tutto di minestra riscaldata e lei non è il tipo.

   Scrivere un nome e un cognome, non costa niente, invio. La ricerca dura pochi secondi di tensione, che si scioglie quando appare la sua foto. Trovato!

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categoria:en pointe
mercoledì, settembre 16, 2009

facciamo un gioco, così tanto per provare

tu fai il padre, che legge il giornale

io faccio la figlia, adolescente annoiata

la tavola è già tutta apparecchiata

mi guardi con amore, senza farti notare

non so il motivo, ma ti voglio abbracciare

in quanti hanno creduto

che tutto ciò non è mai avvenuto

tu sei solo un padre 

io una figlia sola

in una storia anonima

di sguardi mancati

in cui siamo stati dimenticati

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categoria:lumìe teorie poesie follie
martedì, settembre 15, 2009

gocce di pioggia su un vetro appannato

graffi di vita sul mio cuore affamato

un dolore sottile come una lama

tra noi due chi è che non ama

eri ubriaco hai bussato hai gridato

sono accorsa incredula ti ho parlato

guardami sono qui davanti a te

non puoi non provare niente

sono tua figlia, guardami, papà

nessun altro altrimenti mi amerà

non scuotere la testa

ascoltami resta

non andartene aspetta 

non mi senti non mi dai retta

almeno non odiarmi io cosa c'entro

non uno sguardo io muoio dentro  

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categoria:lumìe teorie poesie follie
venerdì, settembre 11, 2009

"Speriamo che si verifichi tutto secondo le tue aspettative...". Sua sorella già è difficile da digerire, quando è di vena buona, figurati quando spara cazzate. Ha avuto appena il tempo di chiederle se a lei le cose stanno andando secondo le sue aspettative, che lei ha capito subito che non tira aria e si sono salutati. La telefonata più veloce della storia! Tanto lui lo sa che lei non condivide questa decisione di lasciare Londra, anche se lei non vuole ammetterlo! Lo ammettesse, invece! Non fa altro che tirargli fuori ipotesi di problemi e possibilità di complicazioni: e porca miseria tutte a lui dovrebbero succedere!

No, lui è ottimistista, deve esserlo per forza, qui non ha più niente, deve partire, partire e dove arriverà, di sicuro, andrà tutto bene. Probabilmente. Per esclusione, si può dire. Se l'è sempre cavata dappertutto, in posti difficilissimi, in condizioni difficilissime. Che cosa sarà mai andare a vivere in Sicilia, trovare un lavoro in Sicilia, trovare una casa in Sicilia, trovare amici in Sicilia...il mare, il sole, il caldo, la vita. Tutto andrà bene, in Sicilia.

Sotto il casco infila un passamontagna di cotone, che gli eviterà la noia di gocce di sudore o spifferi di vento; sotto i jeans una tuta e gorssi calzettoni, perchè sfrecci in moto puoi sentire freddo. E ovviamente gli stivaloni. Il rombo della sua honda è tutto ciò che ha voglia di ascoltare. Il Regno Unito si prepara a sfilare davanti ai suoi occhi indifferenti: non rinnega la sua esperienza trascorsa su questo territorio, ma non c'è alcun posto per ridicoli sentimentalismi.

Immagina di essere Pirsig, in quel suo diario del viaggio in moto. E' un pensiero positivo che lo tranquillizza e rafforza la sua convinzione che tutto andrà bene e che lui sarà in grado di gestire e risolvere gli eventuali intoppi che si dovessero presentare. Con la mente riepiloga i vari passaggi della sua partenza, per assicurarsi di non aver dimenticato nulla.

Il dubbio gli rimane, ma il momento di partire è arrivato e a qualsiasi dimenticanza si potrà rimediare. Trova particolarmente noioso non avere avuto ancora conferma che i suoi pacchi siano partiti per la nuova destinazione: rischia di arrivare prima lui di tutte le sue cose! Che idea irritante. 

Fa una prima tappa nel nord della Francia; una seconda tappa in Svizzera. Qui arriva affamato: non mangia da più di 12 ore. Sceglie un insignificante autogrill. Il locale, privo di atmosfera, lo mette inevitabilmente di cattivo umore. Consuma voracemente un pollo con le patate al forno, ma - quando alla cassa gli chiedono l'equivalente di 32 sterline - in cuor suo dichiara definitivamente guerra a tutta la Svizzera e alla sua anonima neutralità. Paga senza fare una piega, mentre fa i conti di quanto gli sia costato il passaggio da queste parti, considerato anche il costo esorbitante della sosta in un campeggio, anonimo anche quello...

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categoria:tutto qui
giovedì, settembre 10, 2009

circondata dalle buone abitudini

non ti curi delle altrui solitudini

le tue voglie reclamano intatte

un colpo come una porta che sbatte

ma questa volta è nel cuore

vai lì dove hai sentito il rumore

la porta in effetti è chiusa

oltre la soglia ti sentiresti un'intrusa

sola non ricordi per quale folata di vento

muta non ricordi nemmeno il momento

immagine dal web

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giovedì, luglio 30, 2009

Dopo anni e anni finalmente il marito l'ha convinta: per il bene dei bambini. Tornare nella sua città di origine da sola - che vuol dire senza il marito - per Mirella significa non avere più un'età, nemmeno questi suoi quarant'anni che le danno tanto un'aria da adulta, ma significa tornare bambina, sbagliare tutto e trovarsi, vulnerabile,  sotto gli artigli di quella lunatica donna egocentrica che è sua madre. Senza contare che partire 'da sola' con i bambini vuol dire sempre sobbarcarsi un mare...di lavoro! La vacanza la può già vedere in prospettiva, tutto quello che accadrà è già scritto: Mirella dovrà occuparsi di tutte le faccende ordinarie di una ordinaria casalinga e in più dovrà anche gestire infinite borse per il mare, senza dimenticare braccioli e spuntini, ah si, tanta acqua, che non basta mai! Poi, una volta al mare, le sembrerà che gli occhi debbano uscirle dalle orbite tanto sarà concentrata a controllare i bambini, che certamente saranno uno in acqua, l'altra in spiaggia, uno a ponente, l'altra a levante, uno dovrà fare la pipì, l'altra avrà - contemporaneamente - fame e...

Suo marito non le ha raccomandato altro e del resto non c'è per lei un incubo peggiore: Mirella ricorda bene quella scena...lei era solo una bambina seduta sulla sabbia. Non ha mai dimenticato quella madre disperata, piangeva, le mani affondate tra i capelli mentre si muoveva di quà e di là gridando, come una pazza, cercando il suo bambino. E' sicuro, se succederà a lei una tragedia del genere, Mirella si comporterà come quella donna. Una bambina la vedrà e non riuscirà più a togliersela dalla mente, fino a quando sarà madre anche lei e crederà che a lei una cosa del genere non succederà mai...Le chiamano vacanze. I bambini comunque si divertiranno e questo è quello che conta. Così Mirella adesso è a casa.

Il bello è che hanno reso fruibile l'accesso al mare dove andava da bambina, interdetto da almeno 15 anni per motivi di sicurezza. Con gli anni la scogliera è stata resa nuovamente accessibile. E' quello il posto: stessa scogliera, stesso mare. I bambini sanno nuotare adeguatamente, i braccioli sostengono il piccolo, la mattinata scorre tranquilla, al limite un pò noiosa. Il pomeriggio è grigio, impossibile andare al mare. Sua madre le propone di fare un giro in macchina per la città, le vuole mostrare una zona nuova tutta in espansione, da quelle parti inoltre si trova una vecchia tonnara: l'idea è magnifica!

In realtà, girano un pò a zonzo. Costruzioni di edilizia popolare si alternano a ville indipendenti senza pretese, sotto i loro occhi si svolge un anonimo panorama di periferia, strade ancora sterrate, curve, rotonde. Nell'aria c'è la netta sensazione che se ne abbia anche abbastanza; della vecchia tonnara nessuna traccia. Si intravedono due tipi che parlano tra loro, proprio due tipici esemplari di abitanti di periferia...Annoiati, l'uno alto e magro, nero come un marocchino, l'altro più basso, senza capelli, con un abbigliamento ridicolo persino per un'estate di periferia.

Chiediamo a quei due della tonnara...tipico di sua madre! Quei due forse non parlano nemmeno l'italiano, improbabile che si intendano di vecchie tonnare come di buone maniere, se tutto va bene a gesti faranno capire che vogliono essere lasciati in pace, è evidente. Sua madre, però, se ne frega dell'evidenza (e di tutto il resto). Mirella non può contraddirla, non osa farle notare quanto tutto ciò sia inopportuno, accosta la macchina e abbassa il finestrino. Scusate, sapete dove si trova la vecchia tonnara? Quello che le risponde è il ragazzo calvo vestito come un anziano americano in gita alle Hawaii.

I suoi occhi. Sono verdi come il mare, che non è azzurro anche se da bambini ci insegnano che è azzurro, ma sappiamo benissimo tutti che il mare è verde, un verde limpido, che ti invita a scoprirlo, a immergerti, a rinfrescarti. E tu non sai resistere, ti sciogli in quel verde mare, sorprendente come non poteva non essere per antichi viaggiatori imbattersi in un'oasi nel deserto. Il verde è sicuramente lo stesso. Mirella raccoglie l'informazione che arriva alle sue orecchie leggera e gentile come lunghe dita sottili che accarezzano una tastiera. Vorrebbe avere altro da chiedere, ma anche sua madre, seduta accanto a lei, questa volta non intende fare nulla di nulla. Non resta che ringraziare e riavviare la macchina.

Il giorno dopo splende di giallo, i bambini reclamano un giorno in spiaggia. Comprensibile. Mille grane in più da gestire con tutta quella sabbia, ma comprensibile. Mirella non ha voglia di andare nei soliti posti. Immagina gli ingorghi automobilistici, la ricerca del parcheggio, l'affollamento a riva. Decisamente punta alla spiaggia meno gettonata, quella un pò sfigata, perchè da lì si intravedono le petroliere e - anche se il Comune rassicura che la zona è balneabile - le persone serie là non ci vanno. Sono carichi di borsoni, per i giochi, l'acqua, lo spuntino, le creme protettive, i ricambi; per fortuna i bambini collaborano: non la si può chiamare vacanza, ma almeno non è un autentico sacrificio

Mirella segue la precisa traiettoria che dalla macchina porta in linea retta al bagnasciuga. I bambini in un attimo sono svestiti e tuffati, lei mette giù il resto con calma. Si spoglia con il segreto sollievo di non dover gestire il rischio di incontri e conoscenze - altissimo in altre località - in uno stato di sovrappeso che si è spinto ormai decisamente oltre la soglia psicologica del semplice imbarazzo. Si sdraia, mette sulla testa una maglietta, visto che qualcosa la dimentica sempre, ma il sole in viso non lo tollera. Comincia a curiosare intorno svogliatamente, mette a fuoco qualche immagine insignificante, poi dietro di lei li vede e li riconosce subito. Sono quei due. Proprio loro. Incredibile.

Mirella è commossa ed emozionata da tanta insperata casualità fortuita. No. Non è un caso, pensa, il caso non esiste. Lui, occhi verdi come la speranza, si accorge di lei, ma sembra non averla riconosciuta. Normalmente Mirella ne avrebbe appena notato la sagoma, penalizzata dalla forma sgraziata del cranio glabro, da un labbro troppo sottile, da un fisico asciutto ma privo di punti di forza.  Sotto il sole cocente lui tiene gli occhi socchiusi, la voce si perde nello sciacquio monotono della risacca. Come una perla rinchiusa nel suo guscio, un guscio che per lei ieri si è aperto. Mirella è in preda a mille sensazioni, vuole prendere una iniziativa, i bambini sono in acqua, non noterebbero che lei parla con qualcuno e - se anche lo notassero - non potrebbero insospettirsi e...via! se anche si incuriosissero, due chiacchiere sulla spiaggia sono la cosa più innocente del mondo...

I due amici non la guardano, sono intenti a considerare i movimenti di due ragazze sdraiate più a sinistra. Trascorrono così due ore. Tra incertezze incrociate e finte indifferenze reciproche. Dopo avere trattenuto ogni emozione, ogni fantasia, ogni più innocente pensiero, Mirella sa esattamente cosa fare. E' l'ultimo giorno di vacanza, domani sarà una levataccia, per il volo delle 6.00...Ripercorre all'indietro il tragitto verso la macchina. Si lascia alle spalle tutto, il verde, la sabbia, i suoi pensieri salati; in mente ha solo una canzonetta che impertinente le scappa di bocca: per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare.  

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categoria:lumìe teorie poesie follie
giovedì, luglio 23, 2009

Una luce fredda illumina il monolocale. Dalla strada non arriva nessun rumore, nulla che possa coprire il ticchettio irregolare delle gocce sul vetro. Quella pioggerella fine che qui non manca mai e quando non cade, promette di farlo, che poi è la stessa cosa. In questo posto si infogna: le sue idee come nascono, marciscono. Le passioni nascono e ben presto ammuffiscono. Londra è la minaccia liquida di una grigia umidità senza fondo. Se la sente addosso e tanto è inutile lo sforzo di non farla entrare, che ha rinunciato del tutto.

Mette a scaldare l’acqua per il tè e infila meccanicamente nello zaino gli indumenti sporchi. Di questi ultimi quindici anni porterà il ricordo piacevole, uno dei pochi davvero tali, delle attese nelle lavanderie self-service. Uno dei due soli luoghi in tutta la città dove l’acqua non ti rompe i coglioni, ma è costretta a fare quello che dici tu. L’altro è la tazza del tè. Le foglioline secche riprendono vita, rilasciano la loro linfa in lente spirali scure e deboli volute di vapore amaro.

Di solito questo rito gli ricorda Yoko. Faceva l’amore delicatamente, preoccupata di essere gentile. Con lei non si poteva discutere di nulla, infatti non è mai riuscito a capire una sua personale opinione su una cosa qualsiasi. Gli aveva descritto usi e costumi, ma quello non era ‘esprimere un’opinione’. Quando non conosceva già il punto di vista di lui, esprimere un’opinione per lei equivaleva a firmare una dichiarazione di guerra. In questo senso, Yoko era pacifista e rischi non ne correva. 

Preparativi, questioni burocratiche, moduli da firmare, una serie di adempimenti noiosi a cui si è sottoposto nelle ultime due settimane lo hanno fiaccato. Prova entusiasmo solo per la sua moto: l'unica cosa di importante che ha. Quando la vede, così, con i suoi bauletti pronti, gli sembra quasi un cavallo d'acciaio con il cui cuore è in contatto tramite il suo.

Il pensiero va meccanicamente a Janina. L'altro giorno quando si sono salutati non è sembrato un addio, l'hanno fatto come se fosse un arrivederci. E per un attimo doverla lasciare era stato quasi doloroso. Non era facile trovare ragazze generose come lei.  Le donne in queste occasioni piagnucolano, noiose, inutili. Lei gli aveva sorriso, regalandogli gli ultimi scatti sulla digitale, da mostrare un giorno, forse, a qualcuno.

Nel suo viaggio in Messico, anni prima, un anziano gli aveva rivelato svariate sue credenze,  un pò religiose un pò superstiziose. Lui ne era rimasto affascinato, per varie ragioni. In quel periodo era privo di difese, era aperto al mondo con tutti i suoi sensi e così aveva recepito la leggenda dell'anima rubata e per anni vi era rimasto fedele. Gli aveva raccontato che la macchina fotografica è capace di rubare l'anima, motivo per cui non bisognerebbe mai accettare di farsi fotografare. Janina era polacca, non conosceva questa leggenda e ad ogni modo quegli scatti erano del tutto insignificanti, nulla avrebbero potuto rivelare della vera essenza di lei. Passava un lip gloss con lentezza misurata, un gesto svogliato e distratto, che la faceva apparire meravigliosa e sensuale ed era veramente impossibile non provare a toglierglielo subito dalle labbra, per un'ultima volta.

  

 
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categoria:tutto qui
giovedì, luglio 23, 2009

"Sappi che il mondo è uno specchio da cima a fondo,

In ogni atomo ci sono cento soli fiammeggianti,

Se fendi il cuore di una goccia d'acqua,

Cento oceani puri ne scaturiscono"

(L. Bakhtiar)

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categoria:perline colorate
mercoledì, luglio 22, 2009

       Lo sguardo si fermò sul bel volto giovane, aperto al domani come una mano ruvida che provvede alla semina.

          Ebbe voglia di buttarsi in un abbraccio disordinato, ma mosse solo le dita fra gli allegri capelli biondi.

immagine dal web

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categoria:lumìe teorie poesie follie
mercoledì, luglio 22, 2009

scritto il 25/07/2009 alle 19:30
-------------vacanze romane

l'oro e l'argento le sale da te...                                                                  tag: vacanze romane


Tutti i testi con tag: vacanze romane, partecipano al brano collettivo di prosa poetica ed alla selezione per la pagina dedicata a questo tema, sul nostro sito www.rossovenexiano.com



scritto il 25/07/2009 alle 19:30
vacanze romane

Un euro in tasca e il sole tra le mani disinfettato da assenzio e candeggina, sentivo i canti di mille e più shamani nella cerniera dell'estasi turchina. (LePoetClochard)

Il vocio, (ormedelcaos) antiche tenerezze (ohrasputin) di attimi scolpiti a meraviglia, (michelazan) stringendoci, ridendo, guizzando (matris) tra i segreti chiari delle fontane, (michelazan) dove costruiamo a volte l’incertezza di sogni rubati sottratti alla marginalità di un fato di negazione. (ohrasputin)

Le tue mani, (Anake) vele del cuore arrotolate a sera. (neraorchidea)  e i tuoi sguardi (Anake)  nella tiepida malinconia di un'estate di bambole, sfiorita in un amore di seta. (neraorchidea)  I tuoi occhi sanno di fulmini e serenità, mi consegnano alla dimensione di un suono ch’è musica. Sono occhi che nuotano in una folla disordinata, una complessità che si indirizza al mare nelle schiume del divenire con alghe e nei piccoli pesci affamati. I tuoi occhi parlano di isole assolate e concrete, gettate laggiù nella solitudine degli oceani, dove l’abbraccio ti rende libero, e l’amore si agita tra onde, solitario (ohrasputin)

Brividami di pioggia ora che l'afa mi allontana dal té,  indagami il respiro sulle bocche di marmo nelle ragnatele di sale (RaffaelaR)  della tua luna, (orofiorentino) che non so mai,  (RaffaelaR)  dei baci sciolti di un azzurro caldo in seno,  (michelazan) vagamente vulnerabili, (Rosemary3) a raccogliere i fuochi in ombre di fretta. (michelazan)

Ho respirato profumi di terra e biancospino, (neraorchidea)  sensazioni impetuose, (essiamonoi) come noi su una carrozzella, e  tu con un cappello azzurro (ormedelcaos) sulle scarpe nere a stringhe. (matris) E ogni volta per me  (essiamonoi)  vortice vorace, volteggio viola (serenella0) rattoppato nel cielo (RaffaelaR)  come il Tevere in piena inondano il cuore al mio arrivo. (essiamonoi)

Ascolto le polveri senza tempo, l'avido ritmo delle botteghe, il sole che chiama a gioia precoce la gente. Mi porto agli occhi la fertile aria delle piazze, le sillabe verdi di zoccoli in corsa, il canto segreto di archi in perfetta geometria. Ancora un azzurro cielo mi avvicina alle spalle nude (michelazan)

Di tante donne che ho avuto so già che solamente tu resterai nel mio cuore. Ti guardo sorridendo: non posso sbagliarmi, nei tuoi occhi dal trucco perfetto  danzano ironiche pagliuzze dorate, (m0rgause) amabili s’inchinano  a chi di te sa veramente godere,  splendida bugiarda (essiamonoi)   sei l’altra mia metà. (orofiorentino) Sapore eccitato e confuso sotto la gonna, (Anake) nel cielo le scie d'aerei, (EdoEleStorieAppese)  la mia mano sarà dove mi aspetti e dove non l'aspetti. (m0rgause)

-Quei mattini in cui avevo vent'anni (EdoEleStorieAppese) ci circondava di sè (Lumia) volgendosi volutamente. (Rosemary3) quel perderci insieme per scivolare nel vuoto (m0rgause)-

E sono di nuovo in piedi, togliendomi dalla polvere i pensieri, per aspettarti di nuovo al centro del cuore, con il principio di una sola lacrima, nella bugia di una salutare indifferenza, per amarti senza darlo a vedere, fingendo di non comprendere questi fremiti dal nulla, questo sangue che mi urla dentro, qui (ohrasputin) di un presente ammagato, di un passato che forse è nostalgia, di un  futuro  che per noi ora è buio come una notte di sabba. (m0rgause)

Ti addormenti così, la chitarra accompagna l’ultimo bicchiere. (essiamonoi) Faccio miei i respiri sacri delle chiese, gli schianti veloci di smorfie curiose nei vicoli chiari, i privilegi di tanta bellezza intatta.(michelazan

Un pensiero (RaffaelaR) arde, ai tessuti lisci di una statua,  (michelazan)ricordo vivo avvolgente d'amore e d'abbracci (Anake) in un selciato senza sole. (neraorchidea) La pioggia, nella mia esultanza, cade alla rovescia la pioggia che ride, la pioggia che piange, i capelli fradici d'acqua le mani impazienti, e io morirò in te, passione di rapina tutta e solo nostra. (m0rgause)
 

Tutti i testi con tag: vacanze romane, partecipano al brano collettivo di prosa poetica ed alla selezione per la pagina dedicata a questo tema, sul nostro sito www.rossovenexiano.com

 

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